Nella nostra bottega si costruiscono maioliche. Con le mani un uomo stende e calca l'argilla in uno stampo di gesso o di legno che per un giorno ne risulta colmo, oppure la modella a mano libera secondo disegno.
Passato un giorno l'argilla ha preso la sua consistenza e, tolta dallo stampo, risulta una forma che viene ritoccata dove e se necessario, per essere poi messa a stagionare un mese su un asse di legno, in attesa che l'umidità se ne vada e possa essere informata a cuocere oltre i mille gradi centigradi.
Attesa...
Due, tre giorni, per poter toccare con mano la maiolica cotta dal forno, per verificare se la stagionatura è stata buona, se il calore non ha torto, crepato o rotto il prodotto.
A questo punto la maiolica viene addolcita con la fresatura dei bordi, dei particolari e dei rilievi onde evidenziarne carattere e dolcezza (ricordate la carta vetrata?).
Ora è il tempo di rettifiche, tagli, misurazioni, prima che la maiolica venga colorata semplicemente versando il colore con un mescolo, oppure pennellandola o passando con spugne più o meno fini o quant'altro ancora, per poi tornare a in forno a ricuocere.
Ancora qualche giorno e possiamo estrarre la maiolica dal vecchio forno, per passarla alle mani del pittore che alla stessa donerà un disegno, un quadro. Ultimo, il terzo fuoco per fissare per sempre l'opera dipinta sullo smalto.
Lo smalto delle nostre maioliche è mescolato grossolanamente in grosse tinozze, e pertanto non è mai omogeneo. I nostri colori non seguono un campionario rigido, dal momento che colore è espressione visiva di forme e volumi non necessariamente definiti. Il colore, inteso come espressione di piacere viene riformulato in ogni progetto.
E' nella ricerca della bellezza che si svolge il nostro lavoro. Mantenendo metodi e tradizioni antiche, lavorando con collaboratori motivati, si svolge ogni giorno la ricerca di forme e sensazioni, nell'evoluzione od anche continuazione di quanto ha caratterizzato stili mai passati di moda. Si lavora ancora, come sempre, con quella vecchia argilla rossa che tanto è antipatica da trattare ma che da sempre conferisce tono ai colori.
Non riusciamo a creare elementi perfetti, quelli li lasciamo alle macchine, ai robot. Cerchiamo di modellare la materia, quasi come si giocava da bambini con plastiline e con la neve. Navighiamo contro corrente in un lavoro duro, avaro di redditi, ma ricchissimo di quella gioia che esplode nella visione di un prodotto finito e fatto come il progetto voleva, anzi più bello
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La nostra stufa
Le maioliche della stufa sono arrivate impacchettate e imballate in carta da pacco e da giornale.
Bisogna stenderle per terra al fine di decidere l’omogeneità delle tinte, delle sfumature, bisogna ordinarle secondo sensazione, così ci hanno raccomadato.
Eccoci all’opera, cominciamo a dividerle tra più scure e più chiare, tra più calde e fredde, e guardandole il dubbio atroce ci molesta che sia uno zibaldone di effetti, che nulla quadra che niente vada bene, una è troppo scura l’altra troppo chiara.
Tragedia rabbia e mestizia pervadono, dentro me qualcosa urla.
Va bene, sia quel che sia lasciamola montare quella stufa….
Tribola, probabilmente bestemmia in silenzio il fumista, cercando di mettere insieme queste piastre maledettamente storte ed imprecise, oltre che di sfumatura diversa una dall’altra. Suda l’ho visto, senz’altro impreca ma va avanti ed io me ne vado scoraggiato. Quella stufa è sicuramente stata fatta male, non va bene, questo è il pensiero che mi tormenta, che mi fa urlare.
E’ sera e sono costretto a tornare ove la stufa è in costruzione e ne vedo un pezzo fatto, solo un pezzo, ma si…è bello, si mi sembra bello, chiede venia, speriamo che effettivamente così sia.
Allora avanti, il fumista proseguirà la Sua opera e quando tornerò speriamo che la stufa sia presentabile, accettabile, che non la si debba demolire…con quel che oltretutto ho speso.
Sono tornato, la stufa era probabilmente finita.
Tremula, timida, una lingua di fuoco saettava nella camera di combustione, illuminando a colpi il pavimento ed alimentando il mio senso di paura ad accendere la luce della stanza. Accesi la luce.
Tonda, elegante, forte e radiosa la sagoma della stufa ingentilita nello stucco delle fughe, possente nella sua altezza magnifica, nei suoi colori, si ergeva di fronte a me.
Scoppiettando, il fuoco che ronfava, sembrava rafforzare la potenza della stufa, mentre scene su di essa dipinte, sensazioni, lividi e macchie, si fondevano in un qualcosa di nuovo forse già, forse mai visto, una semplice cosa superba o semplicemente….
una nuova stufa, un nuovo elemento di calore di arredo, di scena, una parte di me, di noi che la fabbrichiamo.
Quella nostra parte che cerchiamo di trasferire a Voi impiegando tutta la nostra essenza ed amore nel lavoro, un qualcosa che se, anche raro, esiste da sempre.
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